Riordinare le idee

Da alcuni giorni non trovo le parole. Leggo, ascolto, condivido pensieri di altri.

La decisione del Governo (in qualche modo annunciata già la scorsa settimana) cambia tutto: segnerà la vita (e la chiusura definitiva) di un pezzo rilevantissimo del nostro mondo. La segnerà per sempre ed in maniera irreversibile.

Ora possiamo solo parlare di indennizzi ma temo non sia chiaro neppure al Governo quale sarà l’effettivo costo di questa decisione.

L’altra sera mi ha intervistato una radio (intorno al 16′ della trasmissione Che Centrattacco): chiedevano un mio contributo per cercare di riordinare le idee data la grande confusione in cui sta precipitando il mondo sportivo di base. Riordinare le idee!? Mica semplice.

Nello stesso momento, nella piazza principale della mia Città, si era autoconvocata un manifestazione contro il Governo. L’invito girava in diverse chat di whatsapp riscontrando interesse ma anche preoccupazione: “Ma è il caso? Serve a qualcosa? Non peggiorerà la situazione?”.

L’altra sera abbiamo riunione in videoconferenza le società affiliate per parlarne. Provo a sintetizzare come è andata (qui trovate la presentazione).

Cosa è successo in questi mesi?

Dopo aver affrontato il primo lockdown con le paure, l’angoscia e gli innumerevoli danni, il mondo sportivo si è rimboccato le maniche. Prima reinventandosi con la didattica ed i corsi online, poi -piano piano- all’aperto, ha affrontato una difficilissima fase 2. Abbiamo studiato le nuove regole, adattato tutti i nostri spazi e le nostre attività, abbiamo adottato nuovi strumenti tecnologici, app e piattaforme per incontrarci, iscriverci, tracciarci. Abbiamo fatto investimenti di adeguamento, anche importanti, ricevendo ristori molto parziali, scommettendo sulla nostra capacità di aggiornarci ed prendendo sulle nostre spalle tutte le nuove responsabilità. Lo abbiamo fatto anche dopo il primo annuncio di Conte, adeguandoci al nuovo protocollo del Governo, pochi giorni prima della chiusura. Una beffa, oltre al danno, che si poteva risparmiare. A parte scriveremo un bilancio su quella prima ondata, ora siamo chiamati ad occuparci della seconda che appare -ahime- drammaticamente più pericolosa.

A che punto siamo?

Il DPCM del 24/10 è chiarissimo. Tutte le attività sportive al chiuso sono sospese, cosiccome tutti gli sport di contatto. Sono ammesse soltanto le attività individuali, non di contatto, all’aperto. Un autentico disastro essendo l’inverno alle porte.

Non ci siamo fermati: abbiamo incontrato i Sindaci sul territorio, la Presidenza della Regione ed i Parlamentari. UISP è oggi parte delle cabine di regia del Ministro e dei tavoli della Regione in materia di Sport. A Ferrara siamo stati invitati ai tavoli dell’emergenza normalmente riservati alle organizzazioni del mondo economico provinciale.

La mia impressione è che non sia ancora chiara la portata di questa seconda ondata. La conta dei danni è già impressionante ipotizzando uno stop circoscritto a qualche settimana.

La cosa più insopportabile di questo momento di inaudita difficoltà resta però l’atteggiamento irresponsabile di una parte non trascurabile del mondo sportivo. Proprio ieri con il CSI di Ferrara abbiamo denunciato e stigmatizzato il comportamento di alcuni enti e Federazioni. In particolare il neopresidente della FIN, appena riconfermato per l’ennesimo mandato e parlamentare di lungo corso, ha modificato tempestivamente i regolamenti della federnuoto per attribuire una rilevanza nazionale a segmenti agonistici che di nazionale hanno ben poco. O questa circolare dell’MSP, che di fatto esplicita la possibilità di fare qualsiasi attività purchè ci si iscriva all’evento MSPDays ancora da calendarizzare.

Che fare ora?

Da più parte sentiamo l’esigenza di mobilitarci: non in forma scomposta, men che meno creando assembramenti che appaiono tutt’altro che intelligenti nella situazione data. Eppure dobbiamo rendere evidente l’enormità del problema che abbiamo davanti.

Da una prima stima il “decreto ristori” appare ampiamente insufficiente, soprattutto in assenza di un disegno più complessivo di riorganizzazione di un sistema sportivo che da tempo mostrava tutte le sue contraddizioni ed i cui nodi sono stabilmente arrivati al pettine nel corso di questa pandemia.

Di seguito cito, alcuni degli appunti che ho preso l’altra sera ascoltando gli interventi dei dirigenti di base del nostro comitato.

“Registriamo un grande problema emotivo e psicologico. Le persone sono diventate fredde. Si è creato distacco.”

“Dobbiamo combattere una battaglia culturale: il nostro paese è arretrato nella concezione dello sport, anche le nostre ASD o i tecnici tendono a lavorare sull’esistente e vedono solo il loro settore.”

“Bisogna lavorare sulla didattica, ricollocare lo sport e la UISP dentro le scuole.”

“Sulle gestioni, i comuni dovranno tornare indietro e tornare a sostenere l’impiantistica di base dedicando capitoli dei loro bilanci.”

“Studiare formule diverse dalle precedenti per richiedere un ristoro adeguato: questa volta non ce la facciamo.”

“Stiamo pagando il desiderio diffuso di tornare quanto prima alla socialità normale: quando potrebbe finire la pandemia?”

Cosa c’è in palio?

Questa disastrosa pandemia deve essere la nostra occasione per affermare quella concezione di Sport che oggi esce sconfitta culturalmente e politicamente.

Abbiamo di fronte una battaglia interna ed esterna al nostro mondo, per spostarlo oltre il perimetro del “tempo libero”, del “divertimento” e proiettaglo all’obiettivo del Diritto al Movimento per tutti i cittadini.

Il Diritto al Movimento è parte integrante del Diritto alla Salute, ed il Diritto al Gioco è parte integrante del percorso educativo dei bambini e dei ragazzi ed una componente unica per il benessere psico-fisico ad ogni età.

Ci siamo detti più volte che i nostri operatori non sono solo istruttori, arbitri, o appassionati volontari ma che sono anche e soprattutto Tecnici, Educatori, Animatori dei quartieri e delle frazioni, Operatori della Promozione Sociale.

Lavoriamo per dare coerenza e sostanza a questo obiettivo che oggi è molto lontano dai radar delle nostre istituzioni sportive, impegnate a contare tessere o cartellini e dividersi in fazioni oggi prive anche di reali tensioni ideologiche o ideali.

Saremo capaci, almeno questa volta, di discutere di contenuti e non di contenitori?

*La foto d’intestazione del post è della Piscina di via Pastro a Ferrara e l’ho rubata senza la sua autorizzazione dal profilo di Eleonora!

Pubblicato da Enrico Balestra

Dio è in ogni luogo, ma io ci sono già stato... Almeno due volte!

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