La prima partita fra le nazionali di calcio israeliana ed italiana si è giocata ieri. Ho letto di una partita vivace e del rocambolesco risultato finale che (purtroppo) oggi non mi suscita alcun interesse. Non riesco a pensare alla partita perchè non riesco a non pensare a tutto il resto, al contesto, al momento per nulla ordinario -e intollerabile- che stiamo vivendo.
Provo grandissima simpatia umana per il nuovo allenatore, ho (o avrei) altrettante aspettative sul lavoro che è stato chiamato a fare, e non mi aspettavo dovesse essere lui ad inventarsi un modo per alleviare la pressione emotiva e umana, quindi politica, di cui si stanno caricando queste partite. Condivido alla lettera questo articolo de L’Ultimo Uomo che spiega meglio di quanto potrei mai fare io quanto sia troppo comodo (e sbagliato) attribuire le proprie aspettative sulle azioni individuali, ignorando la mancanza di scelte chiare da parte delle istituzioni.
Mi chiedo però cosa si possa fare quando silenzi, inazioni e omissioni si sommano, delineando un quadro di precise scelte politiche. Non sono forse queste ipocrisie e la mancanza di coraggio dei governanti a dare un senso alle azioni individuali, più o meno organizzate? Non è stato proprio contro l’ignobile silenzio delle istituzioni che le azioni di Colin Kaepernick hanno acquisito significato?
Gesti semplici (e a quanto pare censurati) come quello delle nostre ragazze durante l’europeo di poche settimane fa, non erano immaginabili?

Contrariamente a quanto dichiarato dal nuovo presidente del CONI nessuno si sarebbe mai aspettato il coraggio di scelte così radicali come quella di non scendere in campo (certamente controproducenti ma non per una mera valutazione economica), ma la letteratura sportiva è costellata di piccoli o grandi gesti che hanno lasciato un segno, lanciato un messaggio, creato occasione di discussione: è questo silenzio assordante che a me restituisce il dato in assoluto più disarmante.
Nella sensazione diffusa di impotenza non mi rincuora l’azione di protesta inscenata dai nostri tifosi a Budapest. L’estetica del loro sito mi pare dica (quasi) tutto.
Non ho trovato articoli ne commenti sulla credibilità della cartolina che la diretta tv ci ha consegnato, salvo il solito encomiabile lavoro de L’Ultimo Uomo da cui mi permetto di riportare alcuni estratti.
Non hanno mai espresso una posizione pro-Palestina né mostrato allo stadio simboli o striscioni esplicitamente in favore di questa causa, né hanno aderito alla campagna ‘Show Israel the Red Card’, che negli scorsi mesi dell’anno ha coinvolto centinaia di tifoserie in tutto il mondo, Italia compresa.
[…] appartengono allo stesso gruppo di tifosi che, il 5 settembre 2016 ad Haifa, durante Israele-Italia delle qualificazioni mondiali, fecero il saluto fascista durante l’inno israeliano.
[…] Li ritroviamo a San Gallo il 28 maggio 2018, quando espongono lo striscione “Il mio capitano è di sangue italiano”, in riferimento alla possibilità che il ct Mancini nominasse Balotelli capitano dell’Italia.
Censure e omissioni (oltre alle imbarazzanti scene organizzate di sopra) consegnano un messaggio molto chiaro e -quand’anche non esplicito- ben poco equivoco, di un segno che prima era solo discutibile ed ora trovo inaccettabile e vigliacco. Esistono universi di opzioni altre: diverse e similari, opposte o complementari, antitetiche o convergenti, almeno da esplorare.
Qualche settimana fa, un dirigente sportivo dell’Oltretorrente, ci ha invitato (anche e soprattutto come UISP) ad andare ad Udine il 14 ottobre: sono sempre più convinto non ci si possa esimere e occorra organizzarsi.
Lo Sport (e tutti i suoi attori) interessa alla ed è interessato dalla politica perchè è già stato, è e sarà sempre un palcoscenico unico per segnare punti anche e soprattutto sul tabellone della Storia, dalle comunità più piccole a quelle globali.
“Da solo non sorgerà un Mondo migliore“. Non siamo semplici spettatori, e non possiamo stare a guardare.



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