#SportPerTutti: 5 titoli per 5 discussioni

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La campagna congressuale è formalmente aperta: come ho anticipato a Giunta e Consiglio UISP dell’Emilia Romagna mi candiderò per un secondo mandato alla Presidenza Regionale. Ora serve tirar fuori le idee, aprire confronti e discussioni provando a riempire di contenuto il momento del voto.

In questo video elenco i 5 capitoli dei relativi prossimi approfondimenti:

1. UISP, perché?

Siamo nati nel ’48 in un mondo molto diverso. Abbiamo attraversato almeno 3 passaggi identificabili attorno a 3 momenti storici per tutto il nostro movimento: 1) Le olimpiadi di Roma del 1960 e la UISP CONI-rosso delle Leghe di attività; 2) l’austerità degli anni ’70 con la nascita delle nostre politiche Diritti, Ambiente, Solidarietà; 3) infine dallo Sport Popolare allo Sportpertutti.

La UISP è cambiata ancora e molto: ha trasformato il suo modello, il suo statuto ed i suoi regolamenti, superando il sistema pseudo-federale delle Leghe, diventando Rete Associativa Nazionale, mantenendo la sua posizione di assoluto rilievo nel Terzo Settore Sportivo. Oggi, a seguito delle accelerazioni globali imposte dalla pandemia prima e delle guerre poi, serve chiarire a se stessi (e agli osservatori) cosa possiamo e vogliamo essere.

Nell’Italia che ha faticosamente (e probabilmente inutilmente) inserito la parola Sport nella Costituzione, dove la CONI Servizi srl è diventata Sport e Salute e dove il mercato del benessere sportivo vede crescere investimenti pubblici e privati, qual è il ruolo dell’Associazionismo e il senso degli Enti di Promozione Sportiva?

2. Cittadinanzə Sportivə

In un epoca intrisa di nuovi nazionalismi e illusori localismi identitari, anche in ambito sportivo tanto l’educazione interculturale quanto quella multiculturale sono percepite (e vissute) come un terreno scivoloso (e di sconto). Eppure mai come ora proprio lo sport gli Sport possono essere il campo su-con-attraverso cui sperimentare e realizzare nuove forme di relazione, co-abitazione, convivenza fra individualità sempre più segmentate, frastagliate, complesse. Non sarà il caso di parlarne e agire sulle nostre regole o assecondiamo un’adulazione gerarchica dei regolamenti tecnici di stampo olimpico-federale?

3. Democrazia ed Ecosistemi sportivi

Democrazia è una parola impegnativa: non si esaurisce pronunciandola, va esercitata, promossa, ricercata, allenata, difesa, aggiornata. Il sistema sportivo italiano non è democratico. Lo sono formalmente tutti gli statuti delle FSN, delle DSA e degli EPS, è richiesto a tutte le ASD (e persino a modo loro delle SSD a responsabilità limitata) e le APS, ma non è sufficiente. La democrazia, quella per cui i nonni (alcuni, non tutti) hanno preso la strada dei monti imbracciando un fucile, quella per cui ancora oggi persone vengono perseguite e uccise in ogni angolo del pianeta, era ed è un’altra cosa.

L’accesso alle informazioni, alla tecnologia, agli strumenti, alle competenze.
Avere la possibilità materiale di contendere le cariche senza rischiare ritorsioni per quanto piccole e apparentemente insignificanti.
E’ garantire il rispetto -sacro- delle minoranze e persino delle individualità.

Il fatto che i sistemi democratici siano in crisi ben peggiori a livelli ben più alti (dagli USA alla UE, dal Parlamento al Consiglio del piccolo comune) non ci esime dalle nostre responsabilità, bensì il contrario: realizzare nella nostra associazione, a partire dalle articolazioni più piccole e capillari, delle effettive palestre civiche di democrazia, ossia di partecipazione autentica, è la nostra battaglia contro le autocrazie e le democrature.
Co-pragrammazione e co-progettazione sono anche questo. Lavorare insieme, co-operare è democrazia.

Definire un nuovo ecosistema, vivace e dinamico, è una delle condizioni necessarie -anche se non sufficienti- per attrarre nuove competenze, nuova intelligenza e trattenere quelle che si è faticosamente costruito. Le altre condizioni a mio avviso riguardano prevalentemente un reale sistema di incentivo (le tante forme di premio e remunerazione non soltanto economica per chi fa bene) e il carico di responsabilità in capo ai dirigenti. Ne parleremo.

4. Accesso ai Dati

Chi ha più e/o migliori informazioni, ha infinitamente più possibilità di fare scelte giuste.

Ai più attenti non saranno sfuggiti due concetti apparentemente nuovi ed in realtà antichi.

Open Data e Data Driven. Le strategie e le decisioni a qualsiasi livello di governo dovrebbero essere fondate su informazioni, conoscenze e dati. E queste devono essere accessibili.

Fra i politici del mondo sportivo imperversa la retorica romantica da appassionati-tifosi, i dati vengono al più citati, quasi mai analizzati, ancora meno compresi, ed infine praticamente mai utilizzati per orientare le scelte strategiche. Non è così fra i tecnici, che viceversa stanno distruggendo i giochi con l’utilizzo sfrenato delle statistiche negli allenamenti, nei moduli di gioco, nelle strategie.

Sogno un paese in cui tutti i dati oggi appannaggio di Sport&Salute, del Coni e forse del Dipartimento dello Sport vengano pubblicati (ovviamente depurati nel rispetto dei dati sensibili) in tempo reale. Così come sogno un’associazione i cui documenti non siano solo pubblicati sui siti in PDF, ma condivisi in tabelle aperte che rendano immediate le comparazioni e le analisi. La domanda è: se già oggi pochi funzionari dispongono dei raggi X per studiarci anche meglio di quanto possiamo fare noi stessi, perché non iniziamo a spogliarci, a guardarci, a studiarci?

5. Amici e nemici

Siamo bravi, siamo belli, tendenzialmente ce lo dicono tutti. Eppure restiamo (quasi) sempre soli e (a volte) isolati.

E’ colpa dei Governi non amici? Di decisori mediocri?
Siamo gli unici seri in un mondo di attori particolarmente spregiudicati?

Non ho una risposta, ma proprio queste domande che a volte ci facciamo (retoricamente), mi sembrano parziali e consolatorie, quanto non apertamente autoassolutorie.

Potremmo essere più umili e riconoscere di non essere immuni alle contraddizioni del mondo sportivo, così come dovremmo essere più consapevoli dei nostri punti di forza e delle nostre debolezze. Con questa maturità dovremmo decidere (noi, non altri per noi) cosa fare e su questo costruire alleanze. Solide, pubbliche, evidenti, credibili. Misurabili.

Anche di questo… parleremo.

Parleremo!?

Questa è la fase del parlare, mettere sul tavolo tutte le opzioni, le idee, i ragionamenti, meglio se alternativi e contrapposti per testarne la consistenza e aggiustarle. Perché nei giorni dei Congressi bisognerà decidere (ossia votare i documenti che costituiscano il programma di mandato) e dai giorni successivi bisognerà fare.

Hai delle domande!?

Falle! Questo è il momento.

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