Il 2024 sportivo è terminato con due interviste a distanza: quella di Giovanni Malagò del 28 su Il Foglio e quella del Ministro Abodi del 31 dicembre su La Gazzetta.
Penso meritino attenzione, non fosse altro per l’innegabile peso di entrambi gli attori della vita pubblica sportiva del nostro Paese. Profili diversi ed indiscutibilmente, nel bene e nel male, non mere comparse ma assoluti protagonisti.
Iniziamo dall’intervista al Presidente del CONI, al suo terzo (e ad oggi ultimo possibile) mandato. Eletto per la prima volta nel 2013 e riconfermato nel 2017 e nel 2021, sua eminenza confida apertamente (“non mettiamo limiti alle provvidenza”) nella possibilità di nuove disposizioni o perlomeno di una deroga per potersi candidare ad un quarto mandato.
“Amato dagli atleti, esonerato dalla politica”

Al netto delle ripetitive ed insistite (per non dire inutili e stucchevoli) trovate retoriche quali “lo Sport è vita“, i vecchi cassetti, il motorino dei 14 anni, LA domanda chiave dell’intervista penso sia questa:
“Come facciamo ad avere dei risultati così partendo da impianti fatiscenti e con pochissimo sport nelle scuole?“
Malagò risponde che il merito “è tutto delle Associazioni sportive“. Una risposta ipocrita e ruffiana. Se da un lato il ruolo dell’associazionismo di base nella tenuta (o meglio nella sopravvivenza) del sistema sportivo risulta innegabile, inoppugnabile (e mai realmente riconosciuto), di contro la quasi totali delle risorse assegnate a CONI, FSN e DSA sono orientate prevalentemente agli atleti di alto livello o (peggio) al sostegno delle competizioni di livello più alto.
Banalizzando, al netto dei meriti di tecnici ed educatori di base, il successo italico si spiega molto facilmente leggendo i bilanci aggregati della parte maggioritaria degli organismi sportivi: si tassa (nel senso che si sostiene poco o per nulla o si taglia) la base e si sussidia il vertice. Si risparmia su i molti per sostenere élite sempre più ristrette. In termini politico-sportivi ci si appropria degli utili per lucrare consenso e si socializzano perdite.
Per tentare di non essere ne demagogico ne sbrigativo, bilanci alla mano, mi piacerebbe poterne parlare ed essere smentito.
Prendiamo il bilancio della FGCI: la dimensione del bilancio complessiva è di 259.963.094 €: per la/e nazionale/i spendiamo complessivamente oltre 67 milioni, mentre per i progetti nelle scuole (con un finanziamento apposito di Sport&Salute) 17.
Di contributi alle Associazioni contiamo circa 8ml: anche aggiungendo i 3ml di fondi sviluppo per le attività sul territorio questo “sostegno” supera a malapena la metà degli oltre 20ml di entrata da affiliazioni e tesseramento che le stesse portano in dote al bilancio federale. Alle società quindi non viene nemmeno redistribuito quanto versano ogni anno per affiliazioni e iscrizioni.
Proviamo a guardare il bilancio della FIDAL: il valore complessivo del bilancio è di 41.940.523 €. La voce di spesa più rilevante è anche in questo caso quella delle attività nazionali, per un importo complessivo di oltre 15ml. Il contributo pubblico di Sport e Salute vale da solo oltre il 60% delle entrate.
O ancora la FIT, federazione in grande crescita: si tratta di una delle pochissime federazioni in cui il contributo governativo nel 2023 è molto inferiore delle entrate da sponsorizzazioni private (20ml vs 43ml), ma anche in questo caso le “tasse” sulle società sportive (affiliazione, tesseramento atleti e iscrizione ai campionati) porta alla federazione più di quanto questa re-distribuisce con contributi e progetti (+20.769.100 vs -13.877.762).
Possiamo continuare con bilancio FIN: il rapporto fra contributi alle Società ed entrate da Tesseramento è ovviamente a sfavore delle famose Associazioni citate da Malagò: 12.646.705 € vs 15.082.600 €. Il rapporto fra contributo pubblico e sponsorizzazioni è di 3 volte tanto, 27.743.752 € vs 9.403.989 €.
Caro Presidente Malagò, vogliamo parlarne?
Con grande fatica (i bilanci e numeri delle FSN non sono esattamente leggibili) ho costruito una tabella con le prima 10 Federazioni Sportive ed indicando alcune macrovoci e fatto alcune proporzioni (questo il file .xls per chi volesse lavorarci). I dati purtroppo non sempre si riferiscono allo stesso anno (non esistono dati pubblici aggiornati delle affiliazioni delle FSN, gli ultimi sono di uno studio del 2022), non tuttisono ugualmente accessibile ma gli ordini di grandezza non cambiano troppo (vedete perché sarebbe indispensabile avere accesso a dati pubblici, omogenei per formato e comparabili?).
Il grafico non è corretto ma rende l’idea delle proporzioni fra dimensione dei bilanci (calcolato sui ricavi), contributi pubblici, entrate dalle affiliate, costo del personale.
Penso si debba iniziare a dire molto chiaramente che le “corporazioni” sportive così concepite ed organizzate rappresentano più un problema che una soluzione, un ostacolo ed una gabella più che uno strumento per la promozione la crescita del sistema.
Sul disastro di quella che Malagò chiama “denatalità” (ma avrebbe potuto chiamarla “longevità“) si limita a dire che “mancano i ragazzi“. Dei suoi mandati ricorderemo soprattutto la timidezza rispetto alla cittadinanza e alle politiche migratorie (magari di stampo non schiavistico come auspicherebbero alcuni tifosi di un certo modello di ius soli sportivo). Così per lo sport femminile: ci limitiamo ad indiscutibili complimenti a singole straordinarie atlete di successo. Bene ma non benissimo.
Chiudo su questo passaggio che reputo molto indicativo dell’ego del Presidente:
“Resto membro Cio, un incarico personale e non legato alla carica al Coni… Significa che qualcosa di buono ho fatto e mi è stato riconosciuto”.
Il Presidente sa che non funziona così. In queste nomine personali il principale merito è quello di essere rappresentante istituzionale di una nazione importante per il CIO. E’ stato scelto in quanto rappresentate del CONI e quando non lo sarà più -compatibilmente con le formalità e le tempistiche elettorali- sarà sostituito, come è giusto che sia. Attribuirsi (tutti i) meriti, anche quelli non propri, non mi pare, in termini di signorilità ed eleganza, all’altezza della fama.
Nel prossimo articolo approfondiamo quello che (non) dice il Ministro Abodi sulla Gazzetta.
PS: Quando Malagò dice “siamo terzi nel mondo dietro agli Stati Uniti. Irraggiungibili e abbastanza attaccati alla Francia. Dietro ci sono Germania e Cina, tutti i paesi che hanno più abitanti di noi” a che classifica si riferisce? Non al medagliere (dove non siamo terzi)? Parla di nuoto? O di cosa? Se voi avete colto, attendo suggerimenti.




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