Psicodrammi Democratici

Qualora dovessero mai chiedervi di far parte di una Commissione congressuale, trovate una scusa credibile per declinare gentilmente l’invito. A maggior ragione se dovesse chiedervelo un partito politico imprigionato da molti mesi (o anni) di autentico psicodramma interno (non saprei come altro definirlo) e scontri intestini (per non dire altro).

Ho fatto l’errore di prestarmi, ritrovandomi da qualche settimana insieme ad altrə 6 iscrittə nella commissione congressuale di quello che fu il Partito di governo mio territorio, chiamato in queste settimane a celebrare -appunto- un congresso per rinnovare alcunə segretari di Circolo e di Unioni Comunali, fra cui quella del capoluogo.

Premessa

Nel 2019 la sinistra ha perso le sue prime elezioni amministrative dall’avvento della Repubblica e non si è ancora ripresa. Non sembra aver metabolizzato le due sconfitte e quello alle porte potrebbe ancora essere un congresso di diagnosi e risveglio, di elaborazione finale del lutto e di auspicabile ripartenza. Ci sono però tutte le premesse perché così non sia, nemmeno questa volta. Da quello che vedo, c’è più di una ragione per temere che possa andare ancora molto peggio prima che le cose inizino ad andare meglio. Questo post (probabilmente inutile) avrebbe l’ambizione di tentare qualcosa per scongiurare questa infausta profezia iniziando da un assunto rivoluzionario per quanto elementare: parlare, apertamente, provando a scambiarsi elementi di verità, quand’anche brutti e sgradevoli. Soprattutto, se brutti e sgradevoli, purché autentici e fattuali.

Alcuni dati

Il PD cittadino (in linea con quello provinciale) ha numeri disarmanti, allarmanti ed inquietanti: purtroppo non trovo aggettivi migliori. Meno di 1000 iscritti in una città di quasi 130k abitanti, suddivisi in 7 circoli di cui il più grande e vivace, il circolo centro storico, avvicina i 200 tesserati (ma quando lo abbiamo fondato nel 2008 gli iscritti dello stesso circolo erano più di 600).

L’età media degli iscritti è di 67 anni, gli iscritti in età lavorativa sono la metà di quelli già in pensione, quelli con meno di 30 anni sono un quinto (ripeto 1 su 5) di quelli con più di 80 anni, i maschi sono strutturalmente di più delle femmine. E si, nell’anagrafe degli iscritti il genere è rigorosamente binario; diciamo che non è il primo problema, quindi, per ora e per pietà, andiamo oltre.

Non ho dubbi che il PD possa ancora ritenersi (e probabilmente essere) il partito con il maggior numero di iscritti del territorio, ma il dato resta ai miei occhi impressionante, soprattutto per una forza politica che ambisce a fondarsi sul radicamento e partecipazione.

Quanto sarebbe utile poter disporre dei numeri reali dei partiti come capita attraverso il RUNTS per gli Enti del Terzo Settore: i numeri dei partiti non sono un feticcio per malati di politica, ma sono una misura molto precisa sullo stato di salute democratica delle nostre comunità.

Se le proposte di candidature (sempre più a lista bloccata) vengono elaborate coinvolgendo 3, 10, 100 o 1000 persone, può fare tutta la differenza del mondo. E a ben vedere, dato il livello del ceto politico e dei gruppi dirigenti eletti, la fa. Eccome. La democrazia rappresentativa fondata su partiti vuoti (o quasi vuoti) è una democrazia ostaggio di cricche e personalismi.

La posta in palio

La sfida più vivace si gioca sicuramente in città: si eleggono anche i segretari di due dei circoli più grandi (Centro e via Bologna) e di due più periferici (Est e Cona-Corlo) dove non si sa se ci saranno candidature unitarie o meno. La vera partita sarà quella per la segreteria comunale, che porta con se una lunga lista di nodi da sciogliere e di bivi da imboccare. Tento una lista esemplificativa e certamente non esaustiva delle possibili fratture che -imho- appaiono giustificare la competizione:

  1. Confermare o smentire il lavoro del Segretario comunale dimissionario e del suo gruppo dirigente
  2. Confermare o smentire il lavoro della Segreteria Provinciale
  3. Indirizzare il PD cittadino verso le posizioni della segreteria nazionale Schlein o piuttosto verso quelle rappresentate dell’ex sfidante Bonaccini
  4. Misurare il consenso interno in vista delle prossime tornare elettorali (politiche 2027) poco importa se con scarse possibilità di vittoria

Se qualcuno (come me) sperava in un grande ed autentico dibattito sui temi politici più espliciti di posizionamento sulle grandi questioni che dividono la sinistra mondiale (democrazia, riarmo, migrazioni, welfare, energia, green deal, giustizia, libero mercato etcetc) resterà deluso.
Nei documenti programmatici dei due candidati i temi (mediamente molto condivisibili e centrati) sono ovattati e declinati in chiave più identitaria che analitica e le differenze mi sembrano più posturali che sostanziali: mentre la campagna di Uba sembra seguire una trama che guarda già alle elezioni amministrative, Zerbini mi sembra tentare un disegno organizzativo parlando più esplicitamente del partito e della sua possibile identità.

Geografia politica

Detesto il gossip politico che tende a ridurre la vita politica ad una poco entusiasmante soap opera fatta di relazioni più o meno clandestine, di amanti traditi e di matrimoni di interesse, ma l’elenco dei grandi sottoscrittori delle candidature non mi pare completamente irrilevante.

Fra le firme a sostegno di Uba ci sono il consigliere regionale Paolo Calvano, l’ex Sindaco Tagliani e alcuni membri della sua giunta come Merli, Ferri, Corazzari, l’ex presidente della Provincia Dall’Acqua ed il consigliere comunale Enrico Segala.
A sostegno di Zerbini oltre all’ex vicesindaco Maisto ci sono le consigliere Conforti e Chiappini, il capogruppo Buriani, il consigliere rossobruno Nanni e la portavoce delle Donne Democratiche Ilaria Baraldi, coordinatrice della mozione Schlein.

I candidati e il contributo che stanno portando alla discussione non meritano di essere ridotti ai derby (tipo Bonaccini/Schlein) che hanno visto deflagrare i democratici da ben prima della fondazione (DS vs Margherita o PC vs DC) ma, anche sulla base di una platea molto ristretta di iscritti-elettori e data l’età media avanzata della stessa platea, il rischio che vengano trascinati nuovamente li è concreto e i buchi neri lasciati dalle ex supernove sono drammaticamente difficili da evitare quand’anche animati dalla più tenace forza di volontà.

Consigli (non) richiesti *

La mia posizione di membro della commissione mi impone di non commentare ora nel merito le proposte in campo, ma non mi vieta di consegnare -forse anche al pubblico ludibrio- un mio personalissimo e inutile contributo al congresso. Per punti credo possa essere utile:

  1. Concentrarsi sull’OGGETTO della contesa elettorale, quindi non del partito nazionale, né di quello provinciale, non del Governo nazionale né dell’Amministrazione Comunale, bensì del PARTITO di livello COMUNALE, verso dove orientarlo e di come ri-organizzarlo.
  2. Spiegare nel dettaglio come si intenda declinare la propria idea di democrazia: sancire un METODO, organizzare e strutturare le forme di partecipazione, da quelle vintage (tesseramento e assemblee nei circoli) a quelle immateriali (come educare i nostri boomers ad un uso maturo dell’inferno dei social da cui siamo intossicati).
  3. Mettere onestamente in fila i problemi: possiamo ammettere gli errori, i limiti, i dubbi, le perplessità dimostrando di aver almeno capito i problemi prima di sposare tesi come ultras invasati e/o avventurarci in soluzioni fantasiose.
  4. Proporre OPZIONI non soluzioni preconfezionate: i problemi possono avere tante soluzioni e avere una preferenza non significa ne che le altre non siano meno valide ne che siano equivalenti.

Elementi essenziali

La partecipazione democratica oggi non può neanche pensare di prescindere da dispositivi elettronici e infrastrutture digitali. Immagino il circolo politico del 2025 più o meno così.

L’infrastruttura organizzativa dovrebbe essere fatta da una segreteria minima con 3 cariche non riassumibili nella stessa persona: segretario + organizzatore + tesoriere.
Il primo assume (poi se crede delega) tutte le funzioni politiche di rappresentanza, il secondo presidia meticolosamente l’anagrafica degli iscritti (tesseramento) e tutte le comunicazioni, il terzo cura l’inventario e il bilancio della sezione.
L’inventario minimo dovrebbe prevedere: uno smartphone di proprietà del circolo, un pc portatile, un account workplace google o microsoft di dominio (per mail, meeting, registrazioni, calendari e documenti condivisi), un whatsapp business (che amministra le community, i broadcast e i gruppi), poi alcuni social selezionati con account legati alla mail del circolo e amministrate a monte anche dalla federazione. La sede fisica non sarebbe indispensabile e si utilizzerebbero, di volta in volta, spazi di comunità sul territorio (come avviene spesso per le riunioni).

In questo scenario l’Unione Comunale (e/o la Federazione Provinciale) dovrebbe invece disporre/controllare gli strumenti e le infrastrutture comuni quali: uno schermo/proiettore serio, mixerino audio per le riunioni in forma mista, amplificatore, microfoni ed un paio di cam dignitose, un portatile appena un po’ figo per la regia.
Poi un account wordpress (multiutente) per raccogliere tutte le informazioni dei circoli, un account streamyard per le dirette, un client AI per le verbalizzazioni intelligenti… cose così. Se poi avesse una sala riunioni tutta sua potrebbe allestirla come sala meeting o ancora come studio per registrare video, podcast etcetc.

Va da se che per acquisire un’infrastruttura minima serva un rigoroso piano di autofinanziamento che per quanto ambizioso mi pare tutt’altro che utopistico: se il circolo minimo raggiungesse la soglia di 100 iscritti con un tesseramento medio di 20€ e un paio di iniziative di autofinanziamento, potrebbe facilmente sostenere gli investimenti ed il mantenimento dei relativi costi.

Dilettantismo politico e allenamenti Democratici

Arriviamo quindi al software metodologico/democratico da montare sulla sopracitata infrastruttura. Forse per deformazione professionale, ma anche per rendere più interessante e comprensibile il gioco, proporrei di organizzarlo in forma di campionato, ingaggiando gli iscritti come degli amatori che si iscrivono ad un torneo sportivo.

Scelgono una squadra (un circolo) e una volta fatte le squadre predeterminiamo e comunichiamo loro il calendario della stagione, fatto di allenamenti e di partite. Per ipotesi ogni martedì alle 21 i giocatori (i tesserati) si trovano al circolo (meeting o sede o meglio ancora misto) per allenarsi (parlare di politica). In questa sessione si parla di attualità politica, dal locale all’internazionale, il tema viene scelto con un sondaggio in chat che chiudere 24 ore prima.

L’argomento potrebbe/dovrebbe essere introdotto in maniera molto esplicita e chiara per consentire a tutti i giocatori/iscritti di organizzarsi e posizionarsi, del tipo: “che posizione prendere sul tema x?“. Intorno alla risposta si dovrebbero comporre almeno due squadre che avranno un tempo per alternarsi negli interventi, con lo scopo di convincere e spostare quanti più avversari possibili sulle proprie posizioni. Al termine del tempo un sondaggio dei presenti determina il risultato finale che verrà messo a referto insieme al verbale del confronto (generato all’assistente virtuale).

Se il martedì è serata di allenamenti democratici, un venerdì al mese potrebbe ipoteticamente esserci la partita ossia la riunione di tutti gli iscritti in cui i temi più interessanti e/o importanti discussi in allenamento vengono istruiti da un relatore insieme ad un documento politico di indirizzo per essere ufficializzati e trasmessi alla discussione degli altri circoli o al livello superiore.

In questo schema potremmo moltiplicare capillarmente i temi (le partite) facendo incontrare/scontare sistematicamente tutte le posizioni e sensibilità. Potremmo anche inventare sistemi di tracciamento per attribuire punteggi alle proposte che emergeranno, aggiornando delle classifiche di quelle con più o meno consenso, riconoscendo sempre dignità e rispetto alle mozioni provvisoriamente meno popolari.

Un simile “campionato democratico di base” consentirebbe la costruzione di incontri (fisici o virtuali) molto espliciti e auspicabilmente più animati, una disfida delle idee potrebbe orientare la passione ed il tifo su un binario più sano e costruttivo di rispetto e valorizzazione delle opinioni degli altri giocatori.

Nell’ingenuità di questa onirica proposta concepita nottetempo, vedrei anche l’opportunità di smascherare e far uscire allo scoperto da un lato tutte le sensibilità taciute, dall’altro quelle che oggi chiamiamo correnti (più o meno opache e identificate) e che sarebbero chiamate a prendere posizione e giocare le proprie partite alla luce del sole.

* Per onestà e correttezza devo ammettere che Zerbini, dopo aver letto le #95tesi, mi aveva esplicitamente chiesto un contributo che non le avevo ancora fornito. Spero non si offenda se lo rendo disponibile a tutte e tutti oltre che a lei.

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