Per esempio, Davide Ceccaroni

L’umanità esiste.

Non è un concetto astratto, non è la predica di un sacerdote o una favola per bambini. E’ un oggetto che si può vedere, toccare, misurare, raccontare. E non è un miracolo: è prima una scelta, poi un’allenamento, un lavoro quotidiano.

Se è -ed è- inumano bombardare una chiesa la domenica mattina, come è inumano distruggere un ospedale, sono però umani i soccorritori che corrono e scavano fra le macerie anche sapendo di esporsi ad altre esplosioni inumane che potrebbero arrivare (e di questi tempi arrivano). Ma lo fanno comunque: si espongono.

Oggi ci ha lasciato un grande Uomo, un romagnolo, un Compagno.
Una persona che è stata uno straordinario esempio di umanità.

Potrei, ma non voglio, utilizzare l’esperienza della sua malattia per raccontarne la tenacia o la determinazione di questi mesi, oppure le settimane di lavoro a seguito della dolorosissima alluvione che aveva colpito la sua terra e Cesena, la sua Città. Sfide drammatiche ,diverse eppure enormi che però non credo restituirebbero l’idea di umanità che Davide Ceccaroni ha rappresentato per me, e che ho sempre trovato tanto rara ed irripetibile da apparire, ai miei occhi, letteralmente unica.

La forza di Cecca era in ogni cosa facesse: non mollava mai, non cedeva mai, neanche di un millimetro. Anche per questo era un mediatore ed un negoziatore impareggiabile. Un Politico autentico, consapevole dei propri valori e della propria forza e istintivamente capace di riconoscere quelli delle controparti con scarsissimi margini di errore.
Aveva (meglio si costruiva, aggiornandola) una posizione lucida e solida praticamente su ogni cosa. Quando non ce l’aveva ascoltava, studiava, capiva, perché non poteva non averla.

Dal menù del ristorante alla politica internazionale, dal regolamento del torneo di biliardino al piano urbanistico deliberato dal Consiglio comunale, dal bilancio di una azienda alle attività della Casa del Popolo, non ricordo argomento di discussione cui fosse indifferente. Probabilmente non c’era.

Ho sempre pensato che per Cecca avere una posizione significasse esistere e non averla equivalesse a confinarsi -come minimo- all’irrilevanza. Per quelli come Cecca tutto è politica. E così è.

Prendeva posizione per essere riconoscibile e -quindi- riconosciuto. Prendere posizione era per lui un atto necessario anche a riconoscere quelle degli altri, verso le quali nutriva -sempre- un rispetto profondo anche -forse soprattutto- nelle distanze. Sapeva -e ripeteva- che torti e ragioni non stavano mai tutte da una parte sola, e anche per questo le sue posizioni erano sempre una originale ricerca, logica e razionale, del miglior punto di equilibrio possibile.

Non credo di aver partecipato ad una riunione con Cecca senza che lui non dicesse la sua, non solo durante ma spesso sia prima che dopo. Parlava, a ragion veduta, esponendosi sempre. E sempre per condizionare, per lasciare un segno, mai neutrale, naturalmente pronto a pagarne il costo. Anzi: guai a non pagarne il costo! L’opzione di non prendersi le proprie responsabilità nella cultura politica di Davide non era ammessa, e credo, neppure contemplata.

Cecca era di quella Sinistra -sempre più rara- che sa leggere un bilancio: sapeva quindi che non esistono sconti, ne regali, che i margini veri (i risultati) si ottengono solo con il lavoro, che non esistono pasti gratis perché -da qualche parte e prima o poi- c’è sempre qualcuno che paga. Come Dirigente, come lavoratore e come Cittadino, non ha mai fatto sconti ne chiesto esenzioni.

La lezione di generosità romagnola di Cecca non è mai stata morale, romantica o fabulosa ma un presupposto di intelligenza cooperativa: le comunità crescono nell’interscambio reciproco, l’umanità cooperativa dell’io-do perché tu-dai così anche lui-lei-loro-daranno (e via con tutta la declinazione del verbo al passato, presente e futuro); o ancora oggi aiuto-io a condizione che a parti invertite aiuterai-tu. In questo dannato paese cattolico siamo educati a declinare la reciprocità nella forma negativa del “non fare agli altri quello che vuoi non sia fatto a te“, ma la versione positiva del “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” è un manifesto di umanità romagnola attorno a cui si potrebbe (e dovrebbe) ricostruire l’intero ordine internazionale drammaticamente minacciato e compromesso da despoti e autocrati.

Cecca è stato uno dei nostri migliori dirigenti. Di quelli capaci di aprire una riunione in cui tutti dicono “nero” e di chiuderla con tutti che accettano l’opzione “bianco“. Uno sportivo nel suo senso più alto, capace di ricercare il valore nel gioco oltre che nel risultato, nel confronto (quand’anche nel conflitto) oltre che nella vittoria/sconfitta.

In queste settimane ho realizzato quanto mi/ci mancherà ma al tempo stesso, anche dalle ultime parole scambiate, so di essere stato fortunato ad incontrarlo, a conoscerlo, a studiarlo.

Non siamo tutti uguali, non facciamo tutti schifo, non è tutto perduto, non è tutto finito.
L’umanità esiste, non muore. Grazie a Davide ho l’ennesima prova!

Per tutti gli amici di Cecca, i funerali di Davide si terranno nella mattinata di giovedì 17 aprile: alle 10.00 è prevista partenza dalla camera ardente per arrivare al Parco Carlo Fabbri a Martorano di Cesena davanti all’ARCI di Cesena in Via Ravennate 21/24.

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