Il Terzo Settore Sportivo nella Governo della RER

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Oggi sono intervenuto all’iniziativa organizzata e promossa dal Forum Terzo Settore dell’Emilia Romagna in vista delle Elezioni Regionali di novembre. Erano presenti i candidati Elena Ugolini e Michele De Pascale (qui il servizio del TgR e qui quello su Teleromagna).

Nel programma dei lavori, avevo il compito di restituire in 3 minuti le elaborazioni del tavolo sullo sport animato in questi mesi all’interno dello stesso forum.

Di seguito la trascrizione quasi letterale del mio intervento:

Sono il presidente regionale di un Ente di Promozione Sportiva e del Terzo Settore, e ho il compito di restituirvi la sintesi di un lavoro di settimane, che viene da lontano, perché in realtà ha mesi -forse persino anni- di discussioni alle spalle. Al tavolo animato dal Forum in vista di questo appuntamento hanno partecipato diversi dirigenti territoriali in particolare di CSI, UISP ed AICS cui va un grande ringraziamento per il contributo.

L’ordinamento sportivo in Italia è stato oggetto di infinite riforme: sanitarie, lavoristiche, fiscali, ma l’impianto vetusto che delega al CONI (Comitato Olimpico) un potere ingiustificato e senza eguali nelle democrazie mature ha oltre 100 anni.

Parto da qua per lamentare la totale assenza di sedi di rappresentanza di merito, tecnica e scientifica per lo sport, per l’altro sport: non quello delle medaglie bensì quello dei cittadini e delle cittadine. I consigli del Comitato Olimpico e delle Federazioni Sportive non sono in alcun modo sedi di confronto, di elaborazione, di progettazione e di programmazione politica. Co-programmazione e co-progettazione che da Enti del Terzo Settore chiediamo e rivendichiamo alla Regione e agli enti locali.

Una sede di rappresentanza dello “sport dei cittadini”, permanente e qualificata, come le consulte di molti comuni, e come quella attivata dalla Giunta Bonaccini in questo mandato di “emergenze” e che pensiamo possa e debba essere permanente.

Che debba essere anche un osservatorio, con dati veri (quelli pubblici del RASD, del RUNTS, non di parti terze e agenzie private) per orientare le politiche.
Un ufficio sport più strutturato, per affiancare agli eventi le politiche attive traversali (salute, inclusione, urbanistica, educazione, ambiente, mobilità, impresa sociale).

Infine una richiesta laterale ma centrale. Il costo dei certificati medici rappresenta oggi una barriera all’accesso alla pratica sportiva, un macigno per il contrasto alla sedentarietà, un ostacolo alle attività aggregative, un vera e propria tassa sul movimento organizzato, oltre ad un’ulteriore carico di lavoro per il personale e le aziende sanitarie. In attesa che si muovano a Roma, la Regione può fare qualcosa?

Grazie ad entrambi per l'occasione di confronto oltre che per l’attenzione, un grande in bocca al lupo per il vostro lavoro.

Non commenterò qui il confronto differito fra i due candidati (decisamente interessante) e rimandando ai canali di entrambi per leggere proposte e programmi.

Penso meritino particolare attenzione i 10 punti sulla Salute e la Sanità in Emilia Romagna proposti da De Pascale. Al netto delle differenze di opinione ritengo possa essere la base di una profonda riflessione di sistema sul presente e sul futuro benessere, individuale e collettivo, regionale e non solo.

Ieri il candidato oggi Sindaco di Ravenna ha iniziato il suo intervento così: “non sento nessuno parlarne con il giusto livello di drammaticità: stiamo correndo a 300 all’ora contro un muro“.

La conquista dell’allungamento delle aspettative di vita sommate al calo strutturale delle nascite in un paese gravato da un debito pubblico enorme (e apparentemente inscalfibile) sta già mettendo in grande difficoltà le reti dei servizi socio sanitari che, senza correttivi radicali, ci proietta oltre ogni soglia di sostenibilità nell’immediato futuro.

Siamo in ritardo ma ancora in tempo: penso sia il caso di lavorarci.

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