La notizia dell’apertura di una nuova sede di Forza Nuova a Ferrara (la prima in Emilia Romagna) è l’ultimo degli episodi inequivoci e indicativi di una tendenza culturale, sempre più evidente nella mia Città, ma anche nel resto del Paese.
A Ferrara se ne parla esplicitamente dalla sconfitta elettorale del 2019, dove dopo oltre 70 anni di governi di sinistra è stato eletto un sindaco leghista. Spesso se ne parla in termini di mutazione culturale, di trasformazione dei cittadini per qualcuno diventati improvvisamente irriconoscibili.
Oggi ascoltando le parole del fondatore di FN intervistato davanti alla nuova sede ferrarese mi sono ulteriormente convinto del contrario. Non c’è nulla di improvviso ne di inaspettato. La tendenza non è di breve periodo e viene da lontano; servirà un lavoro lungo per invertirla. I semi di questa nuovo fascismo erano già li, ci sono sempre stati, e sono stati nutriti e annaffiati anche da sinistra. Non è cambiato tutto, bensì il colore sullo sfondo, la bandiera. Oltre ad una retorica molto ideologica (per quanto significativamente diversa), l’impianto profondo, la struttura, resta –a mio avviso– molto simile. E proprio come nelle similitudini geometriche, l’innegabile differenza sta nella scala, nelle dimensioni . Provo a spiegarmi.
Il cosiddetto fascismo è stato (ed è) un fenomeno di massa variegato e complesso. Se proviamo a separare gli elementi autoritari, lo squadrismo e la violenza politica possiamo cercare di riconoscere alcuni dei tratti culturali originali del fascismo che non solo trovo assolutamente attuali, ma che sono entrate stabilmente nel pensiero di una (sempre più) larga parte della sinistra.
L’idea nazionalista della “più grande Italia” trova consenso trasversale nelle bugie con cui tutti noi siamo cresciuti: quella del paese più ricco di cultura del mondo, del paese con ineguagliata biodiversità e con i migliori prodotti, o ancora del paese vessato dalle potenze straniere e pur sempre erede dell’impero più grande della storia. Bugie più o meno grandi, utili a raccontarci di essere nati bravi, nati giusti, e di non dover cambiare (e anzi di doverci difendere). Nessun riferimento al costruire, conquistare, meritare la propria autorevolezza e reputazione (che d’altra parte in questa versione della storia è innata).
Il mito dell’autarchia, del poter bastare a noistessi, di non avere bisogno di contaminazioni esterne (per definizione barbari invasori) e di dover proteggere la nostra terra, la nostra gente. Anche questa è una romantica premessa alla egoismo localista (“prima i miei“!) oltre alla propaganda sui nemici esterni (difendere i confini).
Allo stesso modo potremmo parlare del culto del capo, o dello Stato forte, del centralismo o del corporativismo: tutte parole d’ordine anche di una parte della sinistra.
O ancora: antiamericanismo e anticapitalismo, avversione a ogni forma di mercato e di concorrenza, fino alle fascinazioni putiniane o alla difesa della causa palestinese in chiave anti israeliana… il salto da una certa sinistra a questa destra è una linea sottilissima (per non dire la naturale e ovvia evoluzione).
Per non parlare dei ban o degli insulti social (omologhi digitali di pestaggi squadristi) da parte di persone teoricamente di sinistra, a chi li invita a riflettere sulle loro tendenze rosso-brune?
Questo nuovo fascismo ben prima del manganello gode già di una forma di egemonia culturale, di consenso diffuso. I risultati elettorali di forze sempre più estreme sono una ovvia conseguenza.
Come i Gramsci (e soprattutto i Matteotti) 100 anni fa, ci aspetta un lungo cammino di battaglie. Sperando di non dover attendere il 25 aprile 2045 per festeggiare la vittoria.
“Ecco una obiezione comune: Come volete che la grande massa semplice primitiva comprenda una tattica così difficile e in apparenza contraddittoria? Come volete farle capire che si potrà avere un ministro socialista con la monarchia essendo antimonarchici? Come volete insegnarli che c’è la lotta di classe quale legge fondamentale della storia e nel tempo stesso fargli fare anche della collaborazione di classe? Obiezioni gravi e rispettabili, senza dubbio. Eppure noi siamo profondamente convinti che, se non si voglia rinchiudersi nel puritanesimo infecondo, nell’intransigenza negativa, o tornar al sogno dell’urto miracoloso che scrolla il mondo borghese, è pur d’uopo accettar queste vie ardue e complesse, piene di svolte e d’insidie. Questo metodo penetrativo fatto di fermezza e di interesse fondamentale e di pieghevolezze e duttilità esteriori, fatto di transigenze formali e di intransigenza sostanziale richiede nei capi, nei sotto-capi e nelle truppe una maturità, un’accortezza, un machiavellismo ed una onestà, una spregiudicatezza e una moralità, un’agilità ed una coscienza, che sono rarissimi a trovarsi insieme […] Richiede un lavoro enorme, molteplice, vario; propaganda e organizzazione, revisione teorica e azione pratica, studio ed esperimento, facoltà di comprendere l’ideale e il reale, l’immediato e il lontano; di discernere il lecito dall’illecito; di conoscere l’anima popolare, di non titillarla demagogicamente, ma di non prenderla di fronte ed allontanarla da sé con atteggiamenti ad essa inaccessibili”
Rovigo, 1911 – Cos’è il Riformismo
Un pensiero su “La nuova sede di Forza (non) Nuova”